EGON SCHIELE, UNA BREVE (MA INTENSA) VICENDA ARTISTICA

Protagonista di questo articolo è uno dei maggiori artisti figurativi del primo Novecento, esponente assoluto del primo espressionismo viennese con Oskar Kokoschka.

Egon Schiele nasce nel 1890 in una stazione ferroviaria a Tulln, una cittadina vicino a Vienna che in quel periodo pullula di culture molto diverse tra loro e la cui stabilità è minacciata dai movimenti indipendentisti. Dopo l’ingresso all’Accademia di belle arti di Vienna nel 1906, dove studia pittura e disegno, Schiele decide di formarsi da solo cercando i suoi modelli al di fuori, soprattutto all’interno dei Cafè, e sperimentando diversi stili all’epoca considerati d’avanguardia. Nonostante la sua vita sia durata solo 28 anni, il numero di opere prodotte è impressionante: circa trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra acquerelli e disegni, oltre ad alcune poesie e sperimentazioni fotografiche.

La breve stagione artistica di Schiele va dal 1908, anno in cui espone per la prima volta, al 1918, anno in cui conosce il successo e incontra la morte a causa della “spagnola”. La sua pittura rappresenta l’esempio più evidente dell’influenza di Klimt sulla nascita e sulla formazione di uno stile espressionista in Austria, e nello stesso tempo segna il definitivo superamento della Secessione. A differenza di Klimt però, Schiele rinuncia alla decorazione preziosa e raffinata e indirizza la sua ricerca verso i contrasti dell’esistenza, l’introspezione psicologica e la comunicazione del disagio interiore, influenzato anche dall’amicizia con Oskar Kokoschka e dal rapporto con i movimenti dell’espressionismo internazionale. I suoi soggetti sono spesso ritratti e autoritratti, uomini e donne che posano nudi, figure contorte, spaurite e spesso incomplete circondate dallo spazio vuoto dei dubbi e delle inquietudini. La sua attenzione si concentra in particolare sulla figura femminile, simbolo del suo complesso rapporto con le donne. Questa tensione, che riprende un po’ i temi e le suggestioni dell’arte gotica, è affidata soprattutto alla forza del disegno e all’uso di tonalità fredde e cupe.

Sempre a differenza di Klimt, che credeva nella forza purificatrice dell’amore e della poesia come mezzo per vincere il male e il dolore, Schiele è consapevole delle illusioni create dalla propria arte e forse in cuor suo avverte che sia la sua vicenda artistica che quella umana saranno brevi. Questo atteggiamento è evidente nei suoi autoritratti, nei ritratti e nelle scene simboliste, come “Agonia”, un’opera fortemente emotiva conservata alla Neue Pinakothek di Monaco, che rappresenta un monaco francescano al capezzale di un malato prossimo alla morte. Altrettanto intensa è “La morte e la fanciulla”, una tela del 1915 che affronta il tema dell’amore e della morte, binomio costante nella vita e nell’arte di Schiele a volte vissuto con coraggiosa ribellione, a volte con rassegnata consapevolezza.
Tra le ultime opere troviamo poi il “Ritratto della moglie dell’artista seduta” del 1918, in cui l’artista riesce a dare alla donna un’espressione tenera e dolce che rivela tutto il suo affetto per lei, e “La famiglia”, opera dello stesso anno che potremmo interpretare come il suo desiderio di avere una famiglia stabile e serena.

Alla morte di Klimt, Schiele è considerato il più importante pittore austriaco del momento.

Egon Schiele “Veduta di Krumau” (1914) – Vienna, Leopold MuseumEgon Schiele “Nudo femminile” (1910) – Vienna, Albertina Museum
Egon Schiele “Autoritratto con le dita aperte” (1911) – Vienna, Wien Museum
Egon Schiele “L’abbraccio” (1917) – Vienna, Österreichische Galerie Belvedere
Egon Schiele “La famiglia” (1918) – Vienna, Österreichische Galerie Belvedere
Egon Schiele “La morte e la fanciulla” (1915) – Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

Sarà il matrimonio con l’amatissima Edith Harms, la terza e ultima importante modella della sua vita, a regalargli uno spiraglio di serenità. La giovane moglie diventa il soggetto ricorrente delle sue tele e dei suoi acquerelli. La violenza della guerra del 1914 e la malattia della moglie riaprono però ben presto in lui il conflitto tra la vita e la morte, che caratterizzerà le sue ultime opere. Egon e Edith, incinta di sei mesi, moriranno di “spagnola” a breve distanza uno dall’altra nel 1918, e verranno sepolti insieme.

Egon ed Edith Schiele nell’estate del 1918

 

Alla figura di Schiele uomo e artista sono stati dedicati diversi film. Di recente è uscito nelle sale cinematografiche “Klimt e Schiele. Eros e Psiche”, un film evento realizzato in occasione delle celebrazioni dedicate agli artisti simbolo della Secessione, che racconta la Vienna dei due maestri attraverso le opere dei più grandi musei della città.

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