LA MODA DEL GRAND TOUR E IL VEDUTISMO

In questo periodo vacanziero si parla tanto di viaggi…

C’è un momento della storia (e dell’arte) in cui il viaggio viene considerato una condizione necessaria per ottenere una raffinata e completa formazione culturale. È l’epoca del “Grand Tour”, una moda che si diffonde negli ambienti aristocratici e intellettuali europei a partire dal XVII accanto agli studi umanistici e alle letture d’élite. Ben presto il viaggio diventa d’obbligo non solo per i giovani istruiti ma anche per le giovani donne: un viaggio in Italia con la zia nubile in qualità di chaperon faceva parte della formazione di una signora dell’alto ceto.
L’espressione Grand Tour sembra aver fatto la sua prima comparsa nella guida “The Voyage of Italy” di Richard Lassels, pubblicata nel 1670, in cui si dice: “Solo chi ha compiuto il Grand Tour della Francia e il viaggio in Italia può comprendere Cesare e Livio”. In realtà il Grand Tour sarà da spunto per pubblicare numerosi libri guida, tra i quali uno dei primi fu “An Account of Some of the Statues, Bas-Reliefs, Drawings, and Pictures in Italy”, scritto nel 1722 dai pittori inglesi Jonathan Richardson il Vecchio e suo figlio Jonathan Richardson il Giovane.
L’Italia è meta privilegiata di artisti e viaggiatori di cultura europei, attratti dalla dolcezza del clima, dalla bellezza dei paesaggi, e soprattutto dal ricco patrimonio artistico. Anche grazie alle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano, il tour arriva a coprire destinazioni nuove come Napoli, le rovine di Paestum e i Campi Flegrei, che offrono la possibilità di visitare sia siti archeologici che fenomeni naturali come l’attività vulcanica. Ce ne parla Goethe, in Italia dal 1786 al 1788, nel suo famoso “Italienische Reise”.
La Sicilia, con i suoi vulcani e i tesori greci e barocchi, diventa una tappa molto ambita. A questo proposito scriveva Friedrich Maximilian Hessemer nelle sue “Lettere dalla Sicilia” all’inizio del XIX secolo: “la Sicilia è il puntino sulla i dell’Italia, […] il resto d’Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore”. Inoltre, la Sicilia offriva la possibilità di studiare l’arte greca senza dover affrontare il viaggio in Grecia, all’epoca dominio turco, con i rischi e le proibizioni che la sua amministrazione comportava.
Durante il Tour, i giovani imparavano a conoscere la politica, la cultura, l’arte e le antichità dei paesi europei.  In Italia ad esempio, gli inglesi vengono in contatto con le opere di Palladio e con il Neoclassicismo a Napoli.
In questo ricco e variegato panorama, la Francia rappresentava il vertice dello stile e della sofisticazione e attirava giovani soprattutto britannici, che volevano adottare quelle maniere raffinate che li avrebbero messi in evidenza come aristocrazia della Gran Bretagna.

Parallelamente, si diffonde tra i viaggiatori la moda di portare con sé souvenir dei luoghi visitati, come oggetti d’arte o d’abbigliamento, testi rari, rocce, pietre e fiori essiccati, ma sopratutto ritratti o vedute di luoghi famosi, disegnati o incisi. Tutto ciò contribuisce al rapido formarsi di un fiorente mercato di questi generi pittorici, oltre che di riproduzioni scultoree (fenomeno quest’ultimo che porterà a una crescente circolazione di falsi). Gli esiti più alti del Vedutismo sono raggiunti a Venezia dal Canaletto.

Il Grand Tour raggiunse l’apice tra il 1760 e il 1780, quando a Roma si contava la presenza di almeno quarantamila stranieri. Dopo aver perso d’intensità durante la Rivoluzione francese e l’Impero riprese con la Restaurazione, senza tuttavia conoscere la popolarità del secolo precedente.

Nel 2015, a Taormina, è stato istituito il Museo delle Belle Arti e del Grand Tour (conosciuto anche come Museo di Casa Cuseni), che custodisce le opere di alcuni dei più famosi vedutisti britannici, tra cui Sir Frank Brangwyn, Sir Alfred East, Sir George Clausen, cecil Arthur Huant e Robert Hawthorn Kitson.

Joesph wright of Derby, “Fuochi d’artificio a Castel Sant’Angelo” (1777) – Museum and Art Gallery, Birmingham
Giovanni Paolo Panini, “Galleria immaginaria con le vedute di Roma moderna” (1759) – Musée du Louvre, Parigi
Canaletto, “Piazza San Marco” (1723 circa) – Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

 

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