LEONARDO E MICHELANGELO, DUE GENI A CONFRONTO

Leonardo e Michelangelo, due maestri indiscussi del Rinascimento, così diversi nel carattere e negli ideali artistici. Ma quali erano effettivamente i rapporti tra i due?

Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti nascono a poche decine di chilometri l’uno dall’altro. Gli anni che li separano fanno sì che il primo rimanga legato alla cultura quattrocentesca fino alla fine dei suoi giorni, mentre il secondo, dopo averla fatta sua, ne oltrepassi i confini. Ma la differenza di età si riflette anche nelle loro personalità: Leonardo è riflessivo, pacato, e interessato ai fenomeni della natura, Michelangelo è turbolento, idealista e impulsivo.
Profondamente diverso, quasi opposto, è anche il loro stile: Leonardo è orientato alla ricerca del vero, un vero scientifico, che si esprime in una continua sperimentazione. Con Michelangelo, più spontaneo e passionale, le figure si stagliano imponenti in tutta la loro bellezza, scolpite dalla luce.

Diversi indizi e testimonianze indirette ci parlano di una rivalità tra i due. Nel suo “Trattato della pittura”, ad esempio, Leonardo condanna gli “eccessi anatomici e la retorica muscolare” in voga all’epoca, elementi caratteristici dello stile michelangiolesco.
Un altro episodio riguarda la collocazione del Davide, nel 1504. Leonardo, che faceva parte della commissione, propose la Loggia della Signoria, giustificandosi con la praticità della posizione «…in modo che non guasti le cerimonie delli ufficiali». Si decise comunque di collocarlo davanti a Palazzo Vecchio, su consiglio di Filippino Lippi.
Anche l’Anonimo Gaddiano ci racconta di un curioso diverbio tra Leonardo e Michelangelo, avvenuto durante un incontro casuale presso Piazza Santa Trinita. In tale occasione Leonardo non rispose a una provocazione di Michelangelo in merito all’interpretazione di un verso di Dante, scatenandone l’ira. Ecco allora che il focoso Buonarroti lo incalzò prendendolo in giro per il fallito progetto del monumento a Francesco Sforza, concludendo la conversazione con una frase tagliente: «et che t’era che creduto da que’ caponi de’ Milanesi?».

 

Leonardo da Vinci, cartone della “Madonna col Bambino e Sant’Anna” – Londra, National Gallery
Michelangelo Buonarroti “Creazione di Adamo”, particolare della Cappella Sistina – Città del Vaticano

Il 1504 è anche l’anno di un confronto diretto tra Leonardo e Michelangelo, che vengono chiamati dal gonfaloniere Pier Soderini a cimentarsi con l’affresco sulle pareti della sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio. Si trattava di rappresentare due battaglie che avevano segnato la storia della città, quella di Anghiari tra fiorentini e senesi e quella di Cascina contro i pisani. Leonardo è incaricato della prima, Michelangelo della seconda. Entrambe le opere avranno un destino infelice: la “Battaglia di Anghiari” viene infatti interrotta dallo stesso Leonardo a causa del risultato negativo di una sua nuova sperimentazione tecnica, mentre la “Battaglia di Cascina” non verrà mai eseguita. Per qualche tempo rimangono i cartoni preparatoridefiniti dal Cennini “la scuola del mondo” per gli artisti della nuova generazione. É qui che emerge la diversità interpretativa dei due artisti: per Leonardo la battaglia è un evento naturale nel quale uomini, cose e natura si fondono in un vortice travolgente simile al caos delle origini; per Michelangelo invece tutto si traduce in termini di volontà umana che si esprime attraverso attraverso l’energia dei corpi nudi, splendidamente curati come in uno studio di anatomia.

 

Leonardo da Vinci, studio per la “Battaglia di Anghiari”
Peter Paul Rubens, copia della “Battaglia di Anghiari” – Parigi, Musée du Louvre
Michelangelo Buonarroti, scena della “Battaglia di Cascina” – Oxford, Ashmolean Museum
Michelangelo Buonarroti, disegno per la “Battaglia di Cascina” – Haarlem, Teylers Museum

Al di là della presunta reciproca antipatia, di sicuro la stima tra i due non mancava: Leonardo infatti rimase colpito dal colossale Davide di Michelangelo, al punto da riportarlo in un suo disegno, mentre Michelangelo, affascinato dalle innovative idee pittoriche di Leonardo, decise di utilizzarle in alcuni suoi disegni di quel periodo.

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