BREVE STORIA DEL BLU OLTREMARE

Da sempre affascinata dai colori e dalla loro storia, ho pensato di dedicare loro una serie di post. Cominciamo con il blu oltremare, un colore fondamentale in pittura.

Il blu oltremare è da sempre unito al lapislazzuli, il minerale con il quale fin dal 4000 a.C. in Mesopotamia e in Egitto si preparava questa tinta. Il lapislazzuli è una roccia formata dall’associazione di diversi minerali, la lazulite che ne determina il colore, calcite, pirite, mica e altre sostanze, e veniva estratto dalle miniere dell’Asia Centrale, in particolare dalle miniere afgane, le stesse descritte nel capitolo XXXV del “Milione” di Marco Polo. ll più antico uso di questo pigmento si ritrova appunto nei dipinti dei templi afghani del periodo che va da VI al VII secolo.

Il prezioso minerale estratto seguiva poi la Via della Seta che passava per Samarcanda, Bokhara e Baghdad e arrivava fino a Venezia, uno dei più importanti centri dove veniva smerciato e dove veniva anche utilizzato per fabbricare il pigmento. Il blu oltremare era un pigmento difficile da ottenere, perché il lapislazzuli non poteva essere utilizzato come colore per pittura se non dopo un complesso trattamento che separava la lazulite (componente blu) dagli altri minerali che tendevano al grigio. Questo trattamento è documentato nel “Libro dell’arte” di Cennino Cennini, e consisteva nel mescolare la polvere della pietra con oli, cera e resine fino a formare una pasta morbida che poi veniva avvolta in un panno e impastata in una soluzione diluita di liscivia, fino a separare il colore blu dalle impurità. Altri testi consigliavano di macinarlo ripetutamente con aceto in modo da separare il pigmento dai residui di pirite e dalle parti sulfuree.

Nella storia dei pigmenti l’oltremare naturale è stato a lungo considerato il blu per antonomasia ed è da sempre uno dei colori più costosi, sia per il fatto di essere materiale d’importazione, sia per il complesso procedimento di purificazione, spesso associato al rosso porpora e all’oro nell’iconografia della Madonna. Utilizzato nella Cina dei secoli X e XI, in India nei dipinti murali dei secoli XI, XII e XVII secolo e nei manoscritti miniati anglosassoni e normanni scritti dopo il 1100, conobbe un grande sviluppo nei secoli XIV e  XV insieme al vermiglione e all’oro nei manoscritti miniati e nei dipinti su tavola dei maestri italiani.

Pur avendo un’ottima resistenza alla luce e alle basi, il pigmento veniva facilmente scolorito dagli acidi. Per questo motivo rendeva al meglio nelle stesure a tempera ed era utilizzato negli affreschi solo a secco, cioè applicato in miscela con dei leganti sull’intonaco asciutto, come negli affreschi della Cappella degli Scrovegni. Con i leganti oleosi tendeva ad incupirsi eccessivamente, e per questo erano preferiti toni azzurri di altro tipo come l’azzurrite, importata in Europa dall’inizio del XVI secolo, che era anche più economica. Fino all’introduzione della pittura ad olio era considerato “blasfemo” mischiare il blu oltremare con altri colori.

É il 1814 quando Octave Tassaert, litografo e pittore di scene di genere e di ritratti francese, osserva la formazione spontanea di un composto blu molto simile al blu oltremare in una fornace per la produzione di calce a Saint-Gobain. Questa cosa spinse la ‘Societé pour l’Encouragement d’Industri’ ad offrire un premio per trovare un metodo di produzione artificiale del prezioso pigmento. Furono Jean Baptiste Guimet e Christian Gmelin nel 1826 a proporsi e a ideare indipendentemente il proprio procedimento di produzione. Il primo lo mantenne segreto, il secondo lo pubblicò permettendo così la nascita dell’oltremare artificiale. Il metodo di Guimet e Gmelin è tuttora in uso.

Oggi il blu oltremare è ampiamente utilizzato nella produzione di carta, vernici, inchiostri da stampa, materie plastiche e cosmetici.

 

Maschera funeraria di Tutankhamon (1323 a.C. circa) -Il Cairo, Museo Egizio del Cairo
Particolare della Porta di Ishtar – Berlino, Pergamon Museum
Pisello “Madonna della quaglia” (1420) – Verona, Museo di Castelvecchio
Giotto “Il bacio di Giuda” – Padova, Cappella degli Scrovegni
Michelangelo “Giudizio Universale” (1541) – Roma, Cappella Sistina

 

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