“CANESTRA DI FRUTTA”, LA PRIMA NATURA MORTA ITALIANA

“Canestra di frutta”, una delle opere più famose del Caravaggio, è considerata la prima natura morta italiana. Il fatto che sia stata eseguita pochi anni dopo il trasferimento di Caravaggio a Roma, quando era ancora vivo in lui il ricordo della cultura figurativa lombarda, assume un grande significato al pari della novità assoluta che l’artista rappresentava in ambito romano.

La tela propone un inimitabile equilibrio tra la minuziosa imitazione della realtà e quel sentimento, intimo e poetico, dell’inesorabile declino della freschezza e della bellezza. Un cesto con pochi frutti e foglie in parte rinsecchite diventa protagonista dell’arte non più come “oggetto” ma come “soggetto” in pittura, ed è di per sé sufficiente a delineare il destino di quel genere pittorico di cui l’opera resta una pietra miliare: la natura morta.
Il fondo, neutro e chiaro, richiama tutta l’attenzione sul cesto di frutta; la riproduzione dell’intreccio di vimini è di un realismo stupefacente simile al trompe-l’oeil che lo fa sporgere oltre il limite del dipinto. A questa chiara indicazione di spazialità corrisponde l’insistenza sugli aspetti “meno elevati” dei singoli frutti e delle foglie: la bacatura della mela, le spaccature del fico maturo, le foglie ritorte e appassite sono elementi che riportano il tono della composizione alla fedeltà e inseriscono il tema morale della vanitas, caratteristico della natura morta in Italia e in Spagna, riflessione sulla precarietà della bellezza e della pienezza della maturazione, un bene effimero che svanisce presto.

L’opera è un dono del cardinal Del Monte a Federico Borromeo, cardinale arcivescovo di Milano e uno dei primi grandi collezionisti ed estimatori europei di nature morte, in particolare di quella fiamminga. Nella sua raccolta, destinata a diventare nel 1618 la Pinacoteca Ambrosiana, il cardinal Federico avrebbe voluto accostare a questa un’altra canestra di frutta ma, come scrive egli stesso «poiché nessuna raggiungeva la bellezza di questa e la sua incomparabile eccellenza, è rimasta solitaria».

 

Caravaggio “Canestra di frutta” (1597-1598) – Milano, Pinacoteca Ambrosiana

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