GLI AVORI ISLAMICI DEL MUSEO DEL BARGELLO

Il Museo del Bargello di Firenze custodisce una piccola raccolta di avori islamici che testimonia  la straordinaria qualità della lavorazione di questo materiale attraverso i secoli e a latitudini diverse. L’avorio è sempre stato considerato un materia importante e nobile, e dunque non sorprende che le rappresentazioni scolpite siano davvero raffinate, anche perché destinate agli ambienti elitari della corte.

Il piccolo elefantino per il gioco degli scacchi, ad esempio, è molto curato nei particolari, dalle collane di perle che ornano le zampe e il collo ai tondi arabescati sul dorso. Questa piccola scultura a tutto tondo risalente all’Iraq dei secoli IX-X è un pezzo del gioco degli scacchi, e molto probabilmente rappresentava l’alfiere (Al-Fil è il termine arabo con cui si definisce l’elefante). Quando nella produzione islamica le forme si fecero più astratte e l’elefante perse la sua naturalezza, conservando semplicemente una forma a cuspide, ne derivò la parola inglese bishop (vescovo), per via della somiglianza con la mitra vescovile. Ancora oggi oltremanica l’alfiere viene definito con questo termine.

Il cofanetto in avorio scolpito in filigrana e pietre dure fa parte del gruppo di oggetti prodotti durante il X secolo nella Spagna Omayyade. Sulle pareti alcune stelle ottagonali sono inserite in una cornice puntata, forse un ricordo dell’arte tessile bizantina; all’interno di esse coppie di uccelli alternati a quadrupedi sono disposti intorno a una forma floreale che rappresenta l’albero della vita. Stelle e croci saranno forme molto popolari fra le mattonelle parietali, e non solo (è cosi anche un pavimento di Deruta). Sul bordo del coperchio una bella scritta recita: «nel nome di Dio, benedizione di Dio e buona fortuna e gioia e felicità e perfetto benessere e buona salute e perfetta benevolenza (di Dio) e gloria perpetua al suo proprietario».
In queste cassette venivano conservati gioielli o essenze profumate.

Le sei placchette risalenti all’Egitto dei secoli XI-XII, famose per la loro bellezza, sono un vero capolavoro dell’arte dell’intaglio: delle verticali, due rappresentano una coppia di ballerine con nastri svolazzanti e splendidi abiti, una un suonatore di liuto e uno di flauto, le altre due, forse ispirate al ciclo delle stagioni, rappresentano una un personaggio che vendemmia e uno che caccia un leone, l’altra due cacciatori, uno che disseta il suo cane e uno che scuoia un animale; sulla placchetta orizzontale compaiono invece un suonatore di tamburello e un personaggio con in mano una coppa e una bottiglia. Il realismo delle immagini e la qualità dell’intaglio sono davvero impressionanti.

 

Statuina di elefante in avorio per il gioco degli scacchi (Iraq, X secolo) – Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Cofanetto in avorio dalla Spagna (X secolo) – Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Placchette in avorio (Egitto, XI-XII secolo) – Firenze, Museo Nazionale del Bargello

 

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