I FIORI DI VAN GOGH

Fin da bambino Vincent Van Gogh ha amato la natura, che osservava con grande dedizione. E’ risaputo quanto il contatto con essa lo facesse stare bene, e lo distogliesse in parte dalle sue ossessioni. Così scriveva: “Vedo la natura che mi ha detto qualcosa. Mi ha rivolto la parola”. 
Vincent desiderava cogliere il ritmo specifico di ogni essere vivente e il suo ciclo di crescita e sviluppo, per questo venne attratto dai gigari, così singolari nelle loro foglie. Un nuovo libro degli insetti di Yoshimaro aveva stimolato in lui ancora di più l’attenzione al microcosmo dei campi. Come un artista giapponese, voleva avvicinarsi all’infinitamente piccolo e sentire pulsare le forze cosmiche, per questo passava ore sdraiato tra l’erba sentendone direttamente i profumi. Impressionante era la sua abilità nel disegnare piante paesaggi boschivi, con una particolare predilezione per i nidi, che gli ricordavano il cerchio protettivo della famiglia. Tra le piante preferiva le più discrete, quelle che vivono senza alcuna cura da parte dell’uomo.
Ma sono stati i fiori i prodotti della natura da lui più amati, per due ragioni: la prima va ricercata nel fatto che i fiori erano il soggetto umile dell’arte. Questa semplicità piaceva a Van Gogh per la sua sensibilità verso gli ultimi. La seconda ragione riguarda il fascino esercitato su di lui dalle stampe giapponesi.
I fiori furono per il pittore olandese una specie di terapia della gioia, ma anche il mezzo attraverso il quale avvenne la sua scoperta del colore, ricercata attraverso le contrapposizioni del blu con l’arancione, del rosso con il verde, del giallo con il violetto.

Vincent Van Gogh “Prato con fiori gialli” (1889) – Kunstmuseum, Basilea
Vincent Van Gogh “Due farfalle bianche” (1889) – Van Gogh Museum, Amsterdam

Il fiore associato  a Van Gogh è senza dubbio il girasole. A questo proposito lui stesso scrive al fratello Theo: “Il girasole è mio, in un certo senso”“Tu sai che Jeannin ha la peonia, che Quast ha la malva rosa, ma io ho il girasole […] se a quarant’anni dipingo i ritratti come i fiori sarò all’altezza di ogni altro artista”. 

“Natura morta con quattordici girasoli” venne dipinto nell’agosto del 1888 come parte di una serie di dodici quadri aventi tutti lo stesso soggetto. Protagonisti sono i girasoli della Provenza. Van Gogh pensava di “emulare” in questo modo i pittori che dipingevano fiori più di altri soggetti, e che lui ammirava tantoNelle sue lettere all’amico Bernard, scrisse più volte di voler decorare la sua “Casa Gialla” ad Arles con dipinti di girasoli, proprio come in Giappone si usava adornare le pareti di casa con pannelli dipinti.

Vincent Van Gogh “Natura morta con quattordici girasoli” (1888) – Van Gogh Museum, Amsterdam

L’esaltazione di quel giallo che lo ossessionava, e che ricorre in molte sue opere, tra tutte la “Natura morta con iris”, è resa grazie all’utilizzo di un nuovo modo di stendere il colore, detto “ad impasto solido”. La tecnica, già sperimentata da Manet, prevedeva il prelievo di una grossa quantità di colore con il pennello, che veniva poi applicato con energia sulla tela in modo da lasciare grumi di vernice su entrambi i lati di ogni pennellata. Se ci avviciniamo all’opera, possiamo infatti notare come lo sfondo giallo, che a una prima analisi appare uniforme, in realtà è costituito da spesse pennellate orizzontali e verticali che si intersecano. I fiori invece acquistano personalità e vitalità attraverso veloci tocchi di colore.

Vincent Van Gogh “Natura morta con iris” (1889) – Van Gogh Museum, Amsterdam
Vincent Van Gogh “Rose” (1890) – National Gallery of Washington

 

Non dimentichiamo poi le volte in cui Van Gogh ha usato i fiori per riempire lo sfondo dei ritratti, come quello di Madame Augustine Roulin. Dopo di lui solo Matisse sarà altrettanto audace.
Vincent Van Gogh “La Berceuse, ritratto di Madame Roulin” (1888) – Kröller Müller Museum, Otterlo

 

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