IL GIOIELLO NEL RINASCIMENTO

Nel corso del Quattrocento, complici il progresso economico e la rinascita intellettuale, l’eleganza inizia ad esprimersi in un più raffinato e ricercato modo di vestire, di parlare e di comunicare in generale, ma soprattutto con la sempre più diffusa necessità da parte dei nobili nelle varie corti italiane di arricchire e valorizzare la propria immagine.
É in questo contesto che il gioiello diventa protagonista, sotto forma di collane, spesso rese ancora più importanti da bellissimi pendenti centrali, ma anche di spille e ornamenti vari, fatti di gemme, pietre preziose e perle.

Siccome erano concepiti come un investimento di capitale, e quindi spesso rielaborati per essere adattati al gusto e alla moda del momento, sono rarissimi i gioielli originali giunti fino a noi. Le testimonianze più interessanti dell’oreficeria profana ci arrivano dalla pittura dell’epoca.
Ne “La Primavera” di Botticelli ad esempio, una delle tre grazie porta al collo un raffinato pendente d’oro composto da piccole foglie di quercia distribuite a corona attorno a una pietra nera, secondo un’usanza comune nella Firenze del XV secolo. Anche Cecilia Gallerani, la famosa “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci, ha il collo cinto da una collana stretta intorno alla gola e poi lasciata pendere sul seno, come facevano all’epoca le donne nubili. Tra le varie ipotesi circa il materiale, ce n’è una piuttosto plausibile secondo la quale si tratterebbe di semplici granelli di pasta profumata, che pare piacessero molto a uomini e donne all’epoca.

Sandro Botticelli “La Primavera” (1478), particolare del pendente – Galleria degli Uffizi, Firenze
Piero della Francesca “Ritratto di Battista Sforza” (1465-1472), particolare della collana – Galleria degli Uffizi, Firenze
Leonardo da Vinci “Dama con l’ermellino” (1488-1490), particolare della collana – Cracovia, Museo Nazionale di Cracovia

Le acconciature erano spesso impreziosite da perle. Nel “Ritratto di giovane dama” di Piero del Pollaiolo, i capelli della donna sono raccolti nell’acconciatura detta “a vespaio”, con un vezzo di perle fermato da un vistoso diadema con pietre preziose, che trattiene i capelli in una crocchia elaborata girando dietro la nuca e un velo trasparente che copre le orecchie.
Molto diffusi anche gli anelli, sia tra le donne che tra gli uomini, verso la metà del secolo se ne portavano anche due per dito.

Piero del Pollaiolo “Ritratto di giovane dama” (1470-1472), particolare dell’acconciatura – Museo Poldi Pezzoli, Milano

Anche i bambini delle famiglie più ricche esibivano gioielli importanti. Nella “Madonna di casa Pazzi” ad esempio, il fanciullo sulla sinistra porta un vistoso collare formato da tre fili di perle uniti longitudinalmente da barrette metalliche.

Andrea del Castagno “Madonna di casa Pazzi” (1445), particolare – Galleria degli Uffizi, Firenze

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