LA “DAMA CON L’ERMELLINO”, UN’OPERA PER RICORDARE LEONARDO

Il 2 maggio 1519, esattamente cinquecento anni fa, si spegneva ad Amboise, in Francia, uno dei più grandi maestri del Rinascimento: Leonardo da Vinci. Anch’io oggi voglio ricordare il suo genio parlandovi di una delle sue opere più conosciute e da me più amate.

La “Dama con l’ermellino” è uno dei ritratti milanesi di Leonardo, simbolo dello straordinario livello artistico raggiunto dal maestro durante il suo primo soggiorno a Milano, tra il 1482 e il 1499. Oggi, dopo diverse attribuzioni, la paternità vinciana non è più in dubbio, così come la teoria secondo la quale la dama raffigurata sarebbe Cecilia Gallerani, giovane amante di Ludovico il Moro, descritta dagli storici come una ragazza bella e colta.

Con quest’opera Leonardo supera lo schema del ritratto quattrocentesco realizzando una figura a mezzo busto e di tre quarti. La torsione della figura sembra avvenire nel momento in cui si guarda il quadro, quasi come se ogni volta la dama fosse colta di sorpresa. Le labbra sono schiuse in un sorriso enigmatico appena accennato, simile se vogliamo a quello della “Gioconda”, mentre le dita lunghe e affusolate che accarezzano l’ermellino, più simile ad un furetto per dimensioni e aspetto, testimoniano la sua delicatezza e la sua grazia. L’abbigliamento è curatissimo anche se non eccessivamente sfarzoso, elaborato soprattutto nelle maniche, e a parte la lunga collana di granati, simbolo di amore fedele (la collana era probabilmente un dono di Ludovico il Moro), si nota un’assenza totale di gioielli. La pettinatura “alla spagnola” è una interessante testimonianza della moda lombarda del tempo in tema di acconciature: i capelli, perfettamente lisci, sono divisi da una riga centrale e raccolti in una coda infilata in una guaina, mentre una cuffia sottilissima e trasparente con l’orlo ricamato circonda la fronte della dama impreziosendo il suo volto delicato.
La scelta dell’ermellino, o furetto, simbolo di verginità e acume, allude al nome dell’effigiata e alla sua luminosa bellezza fisica, sottolineata senza ricorrere a connotati erotici; una sottile comunanza di tratti e di sguardi, intensi e candidi allo stesso tempo, accomuna i due protagonisti.
A seguito di un restauro del XIX secolo, lo sfondo è molto più scuro rispetto all’originale. La lettura del dipinto ai raggi X ha lasciato intravedere l’apertura di una finestra dietro la spalla sinistra della dama, motivo di quella luce così intensa e dell’effetto del riflesso che vediamo oggi.

Il ritratto fu celebrato da un sonetto di Bernardo Bellincioni, poeta italiano del XV secolo, e venne mostrato dalla stessa Cecilia Gallerani a Isabella d’Este, affinché la colta marchesa di Mantova potesse confrontare il modo di operare di Leonardo con quello di Giovanni Bellini.
Oggi è uno dei capolavori delle collezioni d’arte della Polonia. Il principe Adam Czartoryski lo aveva acquistato verso la fine del Settecento per donarlo alla moglie Isabella, che aveva una specie di museo privato nel castello di Pulawy. Dopo diverse vicissitudini è approdato nel 2017 al Museo Nazionale di Cracovia, dove si trova tuttora.

 

Leonardo da Vinci “Dama con l’ermellino” (1488-1490) – Cracovia, Museo Nazionale di Cracovia

Il ritratto

 

 

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