LA “PRIMAVERA” DI BOTTICELLI

Oggi voglio salutare l’arrivo della Primavera parlandovi dell’opera che a mio avviso più la rappresenta: la “Primavera” di Botticelli.

La “Primavera” è un’opera di soggetto mitologico che celebra la perenne rinascita della natura nell’amore, anche se contiene altri significati più nascosti e sottili, con riferimenti alla filosofia neoplatonica.
Ancora oggi non esistono certezze sulla data di realizzazione o su chi fosse il committente, probabilmente il dipinto venne eseguito per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico; nel 1498 figura nell’inventario della dimora urbana di Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici, mentre nel 1568 Giorgio Vasari racconta di averlo visto nella villa Medicea di Castello assieme alla “Nascita di Venere”, tanto da descriverlo come «un’altra Venere che le Grazie la fioriscono, denotando la Primavera». 
Nonostante l’impostazione classica l’opera può essere considerata per alcuni aspetti antirinascimentale perché, come vedremo più avanti, non esiste un reale rapporto prospettico e le figure non hanno una forte plasticità. 

La composizione deve essere letta da destra verso sinistra: Zefiro (o Favonio), il vento vivificatore della natura, feconda Clori, la ninfa della terra, dalla cui bocca spuntano alcuni fiori; Clori si trasforma in Flora, che indossa una veste piena di fiori, sparsi anche sul prato; dalla loro unione nasce la Primavera. Al centro è Venere, la dea dell’amore e della fecondità, sulla cui testa svolazza Eros, bendato e saettante. A sinistra, le tre Grazie (le Horae della Primavera) intrecciano le dita e ballano armoniosamente la danza dell’amore. Infine Mercurio, dio dei venti, agita uno degli aranci che circondano la radura, simbolo di prosperità e di pace, per dissipare le nuvole. Le figure si compongono in un fregio dal ritmo morbido e musicale che trasforma il movimento in una danza, e non sono disposte secondo le regole della prospettiva, ma presentate su un piano molto ravvicinato dove lo sfondo tende a limitare la profondità. La mancanza di spazialità è rimarcata dalla figura di Venere, che dalla sua posizione sollevata rispetto agli altri personaggi sembra voler riaffermare la propria posizione centrale e dominante nella composizione
Le varie specie floreali disseminate sul prato sono rese con precisione botanica; Botticelli parte da un’attenta osservazione del reale e riproduce piante e fiori che colorano in primavera i dintorni di Firenze, in particolare il giardino della Villa Medicea di Castello di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici.

 

Sandro Botticelli “Primavera” (1482) – Firenze, Galleria degli Uffizi
Particolare dei fiori

Sono tante le interpretazioni simboliche del dipinto che si sono succedute nel tempo: una prima serie lega i personaggi a individui fiorentini dell’epoca, celebrati tramite rappresentazioni delle loro virtù; lo storico dell’arte Horst Bredekamp considera il dipinto come allegoria dell’età medicea intesa come età dell’oro, ma sotto la guida di Lorenzo di Pierfrancesco e non del Magnifico; i fiordalisi blu sulla testa di Flora e i fiori di arancio hanno portato alcuni studiosi ad ipotizzare che l’opera potesse essere stata realizzata per celebrare un matrimonio, quello di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici; ancora, le tre Grazie potrebbero rappresentare i tre aspetti dell’amore secondo la filosofia neoplatonica: Castità, Bellezza, Passione; un’altra versione vuole che il dipinto sia un calendario dei mesi della primavera e dell’estate, dove Zefiro rappresenterebbe febbraio e Mercurio settembre.
Al di là di ogni interpretazione, ciò che è certo è che la Primavera botticelliana è un capolavoro indiscusso nella storia dell’arte, simbolo del Rinascimento e della rinascita delle arti.

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