LA RIVOLUZIONE DI JACKSON POLLOCK

Personaggio fortemente discusso ma certamente rivoluzionario, Jackson Pollock è stato il primo artista americano ad ottenere un successo internazionale. Se alcuni considerano le sue opere dei capolavori e altri sostengono che chiunque possa realizzarle, fuori dubbio è la sua voglia di sperimentare, di rompere gli schemi e andare oltre la pittura tradizionale.

A proposito della sua pittura bisogna citare alcuni termini inglesi: “dripping”, “action painting” e “all over”. “Dripping”, ovvero “sgocciolamento”, si riferisce al colore che sgocciola dal pennello o direttamente dai barattoli. Dopo aver messo la tela per terra nel suo piccolo rifugio di campagna, l’artista lasciava cadere le gocce in un processo che coinvolgeva tutto il corpo in quella che potremmo definire una danza, perché il colore scendeva non solo dalla mano ma anche dal braccio, trasformando il supporto in una specie di campo di battaglia. Da qui il termine “action painting”, ovvero “pittura d’azione”. In questo modo l’immagine, una fitta ragnatela di colori in cui l’argento, il rosso e il nero sono i protagonisti assoluti, sembrava proseguire oltre i limiti della superficie senza centro o periferia, “all over” appunto. Pollock tornava più volte sulla tela, cercando se stesso al suo interno. Per il suo animo inquieto e ribelle l’arte era l’unico modo per sentirsi veramente libero.
A scoprire il suo talento fu Peggy Guggenheim, la ricca collezionista americana che nel novembre del 1943, dopo che già gli aveva commissionato un murale per il suo appartamento newyorkese, decise di allestire per lui la prima personale nella sua galleria Art of This Century, un vero successo.

Nel lavoro di Pollock sono evidenti le influenze della pittura messicana di Orozco e di quella surrealista, della quale sfrutta al massimo le potenzialità aderendo perfino alla psicoanalisi di Jung, ma anche gli elementi dell’arte dei nativi americani, dei quali condivide lo stesso modello di linguaggio visuale e senza tempo. Pollock aveva iniziato ad interessarsi alla cultura nativa fin dalla giovinezza trascorsa in Arizona, dove era entrato in contatto con la tradizione culturale orale, le cerimonie i miti di questo popolo, e trae le proprie immagini direttamente dall’inconscio proprio come i nativi traggono ispirazione dal “mondo degli spiriti”. Le sue opere nascono da una visione della propria interiorità ma anche dalla percezione degli stimoli del mondo esterno, come in “Foresta incantata” del 1947. La tecnica del “dripping” non è lasciata al caso, ma risponde a un disegno molto controllato in cui anche la scelta dei colori è consapevole, e il rapporto figura-sfondo viene trasformato.
Le opere più famose sono quelle realizzate proprio in questo periodo, tra il 1947 e il 1950. I lavori successivi al 1951 hanno un colore più scuro, e introducono elementi di tipo figurativo.

All’inizio degli anni Cinquanta Jackson Pollock è il pittore americano più famoso al mondo e il massimo esponente dell’espressionismo astratto, così apprezzato sul mercato dell’arte che i collezionisti chiedevano continuamente delle nuove opere. Dopo di lui la capitale dell’arte si sposta da Parigi a New York.

 

Jackson Pollock “Foresta incantata” (1947) – Venezia, Collezione Peggy Guggenheim

 

Jackson Pollock “Summertime: Number 9A” (1948) – Londra, Tate Modern

 

Jackson Pollock “Ocean Greyness” (1953) – New York, Solomon R. Guggenheim Museum

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *