L’ARTE CICLADICA, TRA IDOLI E VASI PREZIOSI

Tra le antiche civiltà del Mar Egeo, l’arcipelago ciclicadico conosce durante l’Età del Bronzo una florida produzione artistica. La disponibilità di materie prime come l’ossidiana, la pietra pomice, il piombo, l’argento, il rame e il marmo, favoriscono i traffici commerciali, ma non solo. Il mare, da limite invalicabile, diventa infatti il mezzo attraverso il quale passano merci e materiali, ma anche idee e nuove tecniche, in uno scambio proficuo.
Quella cicladica è un’arte che deve rispondere ai bisogni di una società libera, fatta di marinai, mercanti, artigiani e agricoltori, e per questo si esprime in un linguaggio realistico e antropocentrico, fatto di pochi significativi elementi. L’uomo è alla base di tutte le manifestazioni artigianali e artistiche, la produzione in marmo (in particolare con gli”idoli”) è l’espressione più caratteristica.

Gli idoli in marmo, databili al II millennio a.C., sono soprattutto figure femminili nude, forse rappresentazione di una dea della fecondità connessa ai cicli naturali di nascita, vita e morte. Non mancano comunque altri soggetti, anche maschili, come cacciatori/guerrieri, musicisti, portatori di coppe e gruppi. Le figure sono rese in maniera stilizzata e geometrica, il colore viene usato per aggiungere dettagli. Talvolta vengono aggiunti particolari come un seno, le braccia o un triangolo che evidenziano il legame con la figura umana.
Gli idoli sono generalmente di piccole dimensioni, ma esistono testimonianze di una statuaria a grandezza naturale, come la testa di Amorgo, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene, e una statua di 152 centimetri che raffigurerebbe una divinità femminile con le mani sul ventre.

Di marmo sono anche i preziosi vasi dalle tipiche forme globose e cilindriche, realizzati in alternativa ai manufatti in terracotta. Questa produzione viene di solito attribuita alle stesse botteghe che realizzano gli idoli, perché vi si riconosce la stessa cura dedicata al trattamento della figura umana. La tipologia più caratteristica è quella del piccolo cratere (Kandila), una specie di lampada dalla forma caratteristica che doveva avere una funzione rituale. Ricca è anche la produzione di ceramica, probabilmente influenzata dalla vicina Anatolia nelle forme. La scoperta del colore consente di realizzare effetti ancora più interessanti sul corpo ceramico, come le decorazioni dei caratteristici “tegami” prodotti a Skyros, che richiamano le principali attività degli abitanti del posto, o le decorazioni dipinte a vernice scura su fondo chiaro tipiche delle brocche ad alto becco.

Con il Bronzo Medio, ai piccoli villaggi subentrano pochi grandi centri, generalmente uno per isola, costruiti in base a un piano urbanistico ben preciso. In questo senso il centro di Akrotiri, sull’isola di Thera, ci restituisce una testimonianza estremamente importante sia dal punto di vista architettonico-urbanistico che pittorico. L’aspetto più interessante è costituito dalla serie di cicli pittorici che abbellivano gli ambienti abitativi dei suoi edifici, espressione dei gusti e del desiderio di autorappresentazione del proprietario. Attraverso l’uso sapiente della linea e di pochi colori, che si rifà alla produzione vascolare, i decoratori danno vita ad un universo estremamente vario che include schemi astratti e geometrici, oggetti e strutture tratti dal mondo reale, piante, animali e figure umane. Il tutto rigorosamente bidimensionale. La ricchezza di particolari, resi in maniera naturalistica, costituisce una importantissima testimonianza della vita sociale, economica e religiosa del tempo, la presenza di oggetti provenienti dall’Oriente conferma l’ampiezza dei rapporti commerciali di questo centro egeo.

 

Idolo rappresentante un suonatore di lira, seconda metà del III millennio a.C. – Museo Archeologico Nazionale, Atene
Brocca con testa a grifo, 650 a.C. circa – British Museum, Londra

 

“I pugilatori”, affresco proveniente da Akrotiri (Thera), edificio Beta, XVII secolo a.C. – Museo Archeologico Nazionale, Atene

 

 

 

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