“LES DEMOISELLES D’AVIGNON” E LA NASCITA DELL’ARTE MODERNA

“Les demoiselles d’Avignon”, ovvero le ragazze del Carrer d’Avinyo, non è solo uno dei lavori più famosi di Pablo Picasso, ma è quella che potrebbe essere considerata la prima espressione compiuta dell’arte del XX secolo, e l’opera chiave per la nascita dell’arte moderna.

Picasso esegue i primi studi alla fine del 1906, decine di disegni preparatori, ripensamenti e correzioni nell’arco di sei mesi, alla fine dei quali invita Gertrude e Leo Stein a visitare il suo atelier per vedere una prima stesura. É probabile che all’inizio avesse inserito anche la figura di un marinaio e di uno studente con un libro o un teschio in mano, poi eliminati, tra ampi tendaggi e nature morte di fiori e frutta. Nel 1907 smette di lavorare al dipinto e lo tiene rivolto contro una parete del suo studio al Bateau-Lavoir facendolo vedere solo agli amici, per poi venderlo nel 1920 al collezionista Jacques Doucet.
Nel 1925 la tela viene pubblicata sulla rivista “La Révolution surrealiste”. Inutile dire che quando fu esposta per la prima volta nel 1916, fu tacciata di immoralità.

L’opera è una sintesi di diversi spunti e ispirazioni: la rappresentazione di cinque prostitute nude che si mettono in mostra riprende lo “Schiavo” di Michelangelo conservato al Louvre, la donna a sinistra richiama l’arte dell’antico Egitto, le due centrali El Greco, la serie delle “Bagnanti” di Cézanne e l’arte iberica, in particolare le due teste di Osuna e Cerro de Los Santos possedute da Picasso e in seguito acquistate dal Louvre, mentre sulle due figure di destra calano le maschere del Congo che Picasso vede al Museo Trocadéro, brutali e violente, in contrasto con i corpi femminili; nelle tre figure a sinistra i toni dominanti sono quelli del rosa e dell’ocra, tipici del periodo rosa, nelle due donne a destra compaiono delle zone blu, verdi e rosse, i colori dei fauve.

Lo spazio è ribaltato, quasi claustrofobico, le figure sembrano imprigionate in una materia solida e densa. Per la prima volta Picasso sperimenta la pittura “simultanea”, cioè raffigura la realtà da punti di vista differenti. La donna accovacciata sulla destra, della quale riusciamo a vedere contemporaneamente il seno, la schiena, il naso lungo e affilato di profilo, la bocca decentrata e i due celebri occhi non allineati, ne è l’esempio più evidente.

Alcuni esami istologici effettuati hanno fornito nuove interpretazioni e letture dell’opera: lo stesso titolo originale sembra fosse un altro, “Le bordel philosophique” (a indicarne la natura speculativa).
Nel 1974 il critico Leo Sternberg sosteneva che la varietà di stili potrebbe essere un tentativo da parte dell’artista di catturare lo sguardo di chi guarda, infatti le cinque donne sembrano ignorarsi l’un l’altra per focalizzarsi solo su chi osserva, e i loro stili diversi le rendono più facilmente notabili.
Il libro “Les Demoiselles D’Avignon” di William Rubin, Helene Seckel e Judith Cousins invece interpreta il dipinto come l’espressione dell’ateismo di Picasso, del suo desiderio di libertà, della paura della malattia, ma soprattutto del disprezzo per il corpo femminile, che conviveva con il desiderio per esso.

Nel 2004 l’opera è stata protagonista di un episodio della serie della BBC “The Private Life a Masterpiece”, che ci racconta come Picasso negasse l’influenza delle maschere africane sulla sua pittura, anche se è certo che le avesse viste mentre lavorava ai suoi dipinti, durante una visita al Trocadéro.

 

Pablo Picasso “Les demoiselles d’Avignon” (1907) – Museum of Modern Art, New York

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