“RUPE RUPE” DI GAUGUIN, IL DESTINO DELL’UMANITÀ

Protagonista di questo articolo è una delle opere che più mi affascinano di Gauguin.

“Rupe Rupe” fa parte delle tele realizzate durante il secondo soggiorno tahitiano di Gauguin, quelle in cui l’artista inserisce complesse visioni mistiche e simboliche. Secondo alcuni studiosi potrebbe addirittura raffigurare il destino dell’umanità.

La parte destra con il cavallo, il cavaliere e i cuccioli simboleggerebbe la Terra, sulla quale si succedono continuamente la vita e la morte. La parte sinistra, è invece interpretata come allegoria del Paradiso terrestre prima della cacciata di Adamo ed Eva.

Il colore dominante è il giallo del muro luminoso, che fa da sfondo alle tre donne che emergono come icone da un mondo paradisiaco, e che crea un alone luminoso intorno ad esse, creando pozze simili a specchi d’acqua. Le varie tonalità di marroni e verdi accesi che compongono il paesaggio circostante rendono decorativo e monumentale l’insieme dell’opera.
La natura e gli esseri viventi sono trattati come forme inanimate puramente decorative: i cuccioli, la frutta e la vegetazione vengono trasportati sulla tela come semplici disegni ornamentali.

Come nella maggior parte delle sue opere, Gauguin utilizza anche in questo caso la tecnica “cloisonniste” un procedimento che prevedeva la distribuzione dei vari soggetti raffigurati sullo stesso piano, presentati attraverso zone decorative di puro colore e senza prospettiva, con effetti di smalti antichi.

 

Paul Gauguin “Rupe Rupe” (1899) – Mosca, Museo Pushkin

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