ZOOLOGIA E IMMAGINAZIONE, IL BESTIARIO DI BOSCH

Se gli artisti del Rinascimento italiano ed europeo rivolgono la loro attenzione allo studio rigoroso e oggettivo della natura, le opere di Hieronymus Bosch sono piene di figure vegetali e animali più sconvolgenti e fantasiose di ogni bestiario dell’antichità classica o medioevale. Tra le creature che popolano i fantastici scenari delle sue opere, gli animali rivestono un ruolo da protagonisti. Sono bestie che evocano mondi esotici, come elefanti o giraffe, accompagnati ad altre specie più comuni scelte per la valenza simbolica che assumono nei bestiari. Il pesce, se vivo diventa l’emblema della lussuria, altrimenti del peccato originale, la civetta è simbolo di saggezza o eresia a seconda del contesto, mentre il rospo rappresenta il diavolo in persona. Creature riconosciute dalla zoologia si mescolano ad animali fantastici e mostruosi, frutto della fantasia dell’artista in contrasto con la moralità degli antichi bestiari. I grilli gotici, così diffusi nelle decorazioni medioevali, invadono le opere del maestro e assumono svariate forme: accanto al tipo più semplice, testa con gambe, compaiono il grillo-uccello e il grillo-insetto. Una delle innovazioni più sorprendenti dell’opera di Bosch è la mescolanza di corpi viventi e di materie inorganiche: per la prima volta materiali come il ferro e il legno si fondono con la materia organica, e i corpi inanimati vengono dotati di membra.
Queste figure raccapriccianti danno un volto concreto a quel male che per Bosch si nasconde in ogni aspetto dell’esistenza.

Una delle opere maggiormente rappresentativa in questo senso è il “Il giardino delle delizie”, conosciuta anche come “Il Millennio”, tanto ricca di richiami simbolici che ad oggi gli storici e i critici non riescono a darne una lettura concorde.

 

Hieronymus Bosch “Giardino delle delizie” (1480-1490 circa) – Madrid, Museo del Prado
Hieronymus Bosch “Tentazioni di Sant’Antonio” (1510) – Madrid, Museo del Prado
Hieronymus Bosch “Trittico degli eremiti” (1493) – Venezia, Gallerie dell’Accademia

 

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