UNO DEI BACI PIU’ FAMOSI DELL’ARTE: “IL BACIO” DI KLIMT

L’opera più conosciuta e popolare di Gustav Klimt, la sintesi perfetta della sua arte. In altre parole, “Il bacio”. Grazie alla ricchezza e alla complessità della decorazione è considerata il capolavoro del “periodo d’oro” della produzione klimtiana, liberamente ispirato ai mosaici bizantini che l’artista poté conoscere e apprezzare a Ravenna nel 1903.

Il dipinto fu esposto alla Kunstschau del 1908 insieme al “Ritratto di Emile Flöge” e, ritenuto il migliore della mostra, venne acquistato dallo Stato per la Galleria d’Arte Moderna. Klimt veniva così, dopo tante polemiche, nuovamente lodato.
Il soggetto era già caro all’artista, che l’aveva utilizzato due volte in chiave simbolica nel finale del “Fregio di Beethoven”e in uno dei pannelli del Palazzo Stoclet di Bruxelles. Questa volta però la rappresentazione non allude a nient’altro che a se stessa, e l’artista esalta un momento di intimità comune ad ogni essere umano. Il tema amoroso viene celebrato in maniera appassionata e delicata allo stesso tempo, e lo stile fiorito rimanda un’immagine festosa del mondo. Per questo l’opera non poteva non incontrare il favore del pubblico.

L’armonia e l’equilibrio perfetto dell’opera permettono a qualsiasi spettatore di immedesimarsi nei due protagonisti, totalmente rapiti dalla forza magica del loro amore: la donna ha gli occhi chiusi ed è completamente assorbita dall’intensità del bacio, mentre l’uomo le tiene il volto tra le mani, protendendosi verso di lei come a volerla proteggere. Il velo d’oro che li circonda, simile alle aureole dei santi, li isola dal mondo reale e li pone in una dimensione spirituale in cui la donna assume una posizione di primo piano rispetto all’uomo, che possiamo vedere solo di profilo. L’oro è ancora una volta assoluto protagonista, scelto per l’edera che ricade sulle caviglie della donna, per gli abiti, per la campana protettiva che avvolge gli amanti e per le pagliuzze che punteggiano il cielo, tecnica quest’ultima che Klimt utilizza anche nel contemporaneo “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”. L’oro nelle opere di Klimt elimina completamente l’effetto della profondità e dona all’opera una luce nuova, che sembra uscire dalla tela.

Anche se così strettamente abbracciati da formare quasi un tutt’uno, Klimt vuole distinguere i due personaggi, e lo fa tramite la tramite la cromia e l’ornamentazione: i rettangoli neri, bianchi, argentati e dorati che appaiono nella veste dell’uomo sono sostituiti dai motivi ondulati e circolari e dai bouquet di fiori stilizzati del vestito della donna, così come le mani nodose dell’uomo sono in contrasto con il candore della pelle della fanciulla. Le mani hanno ancora una volta un’evidenza particolare, e i gesti contribuiscono a rendere l’atmosfera di beatitudine dell’opera.

Il prato fiorito su cui i due amanti sono inginocchiati, unico ancoraggio visivo, è tipico di molti esponenti dell’Art Nouveau, che prendono sì spunto dalla realtà, ma se ne allontanano per creare un mondo fantastico, interiore, privo di connotazioni spaziali e temporali. L’opera di Klimt avrà molta influenza non solo sugli esponenti dell’Art Nouveau, ma anche su molti espressionisti, tanto da poter essere collocata alla base dell’arte astratta.

Secondo alcuni “Il bacio” potrebbe rappresentare il momento in cui Apollo bacia la ninfa Daphne mentre si sta trasformando in una pianta di alloro, secondo il mito tratto da “Le metamorfosi” di Ovidio. Un altra interpretazione vuole che i due amanti siano Klimt ed Emile Flöge, una delle donne più importanti della sua vita. Di sicuro l’eleganza dello stile e la sua aurea mistica hanno reso l’opera il manifesto dell’arte secessionista viennese, nonché una delle più rappresentative del gusto della Belle Époque.

 

Gustav Klimt “Il bacio” (1908) – Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

 

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